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First Reformed – La Creazione A Rischio

First Reformed – La creazione a rischio

In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2017, Paul Schrader dà vita a un film unico nel suo genere, nel quale concilia una grande profondità di scrittura che tocca temi filosofici e teologici con la consueta originalità della regia. La fede del cappellano Toller viene messa duramente alla prova da una serie di avvenimenti tragici che toccano la sua vita, su tutti la perdita del figlio che lui stesso, da ex militare, aveva incoraggiato ad arruolarsi.

Il lutto, insieme a un altro evento infausto del quale sarà indirettamente protagonista, lo condurranno negli abissi di un profondo conflitto interiore e di una riflessione che si concretizzerà in una lucida e spietata analisi dei meccanismi della società sfrenatamente capitalista in cui viviamo, e in particolare del ruolo delle corporations. Una riflessione intima e sofferta costituisce l’ossatura di First Reformed – La creazione a rischio, un film scandito da pochissimi avvenimenti, quasi tutti collocati nella parte iniziale. Questi eventi servono solo a far detonare, nell’animo del protagonista (un eccezionale Ethan Hawke), il tema essenziale, ricorrente nelle opere di Schrader, ovvero la necessità di redimersi interiormente. E la redenzione può avvenire solo attraverso un percorso di sofferenza, una sorta di via crucis personale che, in questo caso, è anche volontà di agire su una società governata da spietati lobbisti che deturpano l’ambiente (memorabile, a tal proposito, il dialogo con l’ambientalista che non vorrebbe far nascere un figlio in un mondo che ritiene senza futuro) e hanno messo radici anche nelle istituzioni religiose locali che finanziano attraverso corpose donazioni.

Un percorso difficile, febbrile e angoscioso, guidato da una regia funzionale alla rappresentazione dello stato d’animo del protagonista, nei movimenti di macchina e negli interni claustrofobici e angusti e nei paesaggi sempre scarni ed essenziali. Un percorso che è una riflessione filosofica e teologica tutta interiore, una spietata e lucida analisi dell’impotenza dell’uomo nei confronti di coloro che detengono il potere economico e si sono insinuati nella vita di intere comunità, inquinandone la purezza così come inquinano il pianeta privandolo di un futuro. C’è una figura umana in preda allo smarrimento e a una profonda angoscia che tuttavia si muove con sofferenza verso una decisione importante che avrà il fine, necessario, di consentirgli di agire per la salvezza della propria anima e della società in cui vive. La tensione costante, che sfiora la malattia fisica e mentale, nella ricerca di una via di salvezza come unico impulso necessario.

Un percorso difficile, febbrile e angoscioso, guidato da una regia funzionale alla rappresentazione dello stato d’animo del protagonista, nei movimenti di macchina e negli interni claustrofobici e angusti e nei paesaggi sempre scarni ed essenziali.

Imperdibile.

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